Studi di settore addio, arrivano gli indicatori di compliance

Studi di settore

Studi di settoreGli studi di settore rappresentano quel sistema mediante il quale si stabilisce il reddito minimo che il fisco prevede per professionisti e imprese e a breve, con circa 23 anni di “contributi versati”, andranno in pensione!

I temutissimi studi di settore saranno, gradatamente, sostituiti dagli indicatori di compliance che valuteranno se i contribuenti sono affidabili nei confronti del fisco; se otterranno un punteggio elevato avranno il vantaggio di ottenere minori controlli ed eventuali rimborsi da parte del fisco, al contrario saranno oggetto di accertamenti maggiori.

Ma come funzioneranno questi indici di affidabilità?

Gli indicatori di compliance sono diversi a seconda dell’attività economica svolta e verranno stabiliti in base a dei parametri statistici ed economici che prenderanno in considerazione gli indicatori di normalità economica, che venivano impiegati per stimare i ricavi di ciascun contribuente in base all’attività svolta. Essi saranno dei dati sintetici che forniranno, su scala da uno a dieci, il grado di affidabilità del contribuente. Se il contribuente raggiunge un grado elevato avrà accesso al sistema premiale che prevederà un percorso accelerato per i rimborsi fiscali, l’esclusione da alcuni tipi di accertamento e una riduzione del periodo di accertabilità.

Gli indicatori di compliance non stimeranno soli gli utili, come fanno gli attuali studi di settore, ma stimeranno anche il reddito d’impresa ed il valore aggiunto. Le stime verranno elaborate considerando un numero maggiore di parametri e informazioni, e questo migliorerà l’attendibilità delle stesse.

L’Agenzia delle Entrate comunicherà ad ogni contribuente l’indice di affidabilità maturato e come sia stato ricavato e cosa non risulta, eventualmente, congruo. Questo nuovo sistema dovrebbe spingere i contribuenti ad adeguarsi a rispettare i parametri, essi potranno comunicare col fisco per comprendere come poter migliorare il proprio indice di compliance.

Con questo nuovo sistema degli indici di compliance parliamo di innovazione su base antica, volgendo uno sguardo al passato. L’affidabilità dei contribuenti verrà costruita sulla base dei valori dichiarati dai contribuenti di ciascuno studio per otto anni. Questo per arrivare a degli indici più stabili e più affidabili rispetto all’effettiva situazione economica dell’impresa. Un arco di tempo più lungo consente di sfumare eventuali anomalie registrate in un singolo anno nel settore di applicazione dello studio. La fedeltà e la veridicità dei dati dichiarati in passato danno un contributo utile sia al contribuente stesso sia al settore di appartenenza.

Con il sistema degli indicatori di affidabilità ci sarà un enorme taglio di informazioni che vengono richieste ai contribuenti, che dovrebbe essere garantita sia con la già annunciata diminuzione del numero degli studi di settore esistenti attraverso una serie di accorpamenti, sia attraverso una contrazione dei cluster che sono gruppi omogenei di elaborazioni statistiche, quindi un minor tempo richiesto alle imprese e ai professionisti che assistono i contribuenti nel reperimento dei dati e nell’individuazione dell’esatta collocazione e la possibilità di minimizzare il rischio di errori nella compilazione anche alla luce di un quadro sanzionatorio che a riguardo è diventato molto più rigoroso nell’ultimo anno.

Quest’anno è stato eliminato l’obbligo di presentare i modelli INE (Indicatori di normalità economica) e il modello di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore per i contribuenti che hanno cessato l’attività nel corso del periodo d’imposta o che si trovano in liquidazione ordinaria. Per l’anno d’imposta 2015, questi due adempimenti risultano non più necessari poiché eventuali ricavi/compensi non dichiarati o rapporti di lavoro irregolare potranno essere efficacemente rilevati attraverso l’integrazione e l’analisi delle diverse banche dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.

L’Agenzia delle Entrate ricorda che per gli studi di settore relativi alle attività d’impresa, sono stati selezionati gli indicatori relativi ai margini, alla redditività e all’utilizzo degli impianti, mentre, per gli studi di settore relativi alle attività professionali, sono stati selezionati gli indicatori relativi ai margini e alla redditività. Se dovesse intervenire il correttivo Gerico visualizzerà esclusivamente i valori di soglia degli indicatori modificati per effetto della crisi. Si ricorda la diversa modalità di calcolo del correttivo congiunturale individuale dei 12 studi di settore delle attività professionali che applicano funzioni di compenso basate sul numero degli incarichi.

Gli studi di settore, quindi, non saranno più solo uno strumento per l’accertamento, ma un indicatore destinato a favorire l’affidabilità del contribuente con una maggiore collaborazione e minori controlli nei rapporti tra Fisco e contribuenti.

Ma che cosa sono gli studi di settore, questo strumento che sta per salutarci?

Gli studi di settore sono stati introdotti mediante la Legge n. 427 del 1993 e sono uno strumento di accertamento fiscale che serve all’Agenzia delle Entrate a ricostruire il reddito prodotto dai contribuenti. Con essi si raccolgono una serie di dati economico-contabili che consentono di verificare le capacità reddituali dell’azienda e/o del professionista.

Gli studi di settore sono suddivisi in quattro aree corrispondenti ai principali settori del sistema economico italiano: Servizi, Commercio, Manifatture e Professionisti.

Dal punto di vista procedimentale, gli studi di settore dividono le imprese in gruppi omogenei: i cluster in base ad una pluralità di fattori.

Sulla base dei dati derivanti da tale elaborazione, gli studi di settore consentono di individuare una relazione matematica tra le caratteristiche dell’attività e il livello presunto di ricavi o compensi.

Gli studi di settore si applicano ai soggetti che svolgono attività imprenditoriali, artistiche e professionali ovvero imprenditori e lavoratori autonomi.
Per questi soggetti si prevede l’obbligo di presentare, contestualmente alla dichiarazione dei redditi, un modello con cui comunicare i dati contabili ed extracontabili utili ai fini degli studi di settore.

I principali adempimenti che imprese e lavoratori autonomi devono effettuare in materia di studi di settore sono:

  • individuare il proprio cluster di appartenenza;
  • indicare se i ricavi o compensi dichiarati sono congrui, cioè, rientrano nell’intervallo di confidenza parametrale;
  • individuare l’appartenenza degli indicatori economici rilevati, il range di valori assunti come normali per il cluster cui l’impresa appartiene.

Se l’Agenzia delle Entrate riscontra dei redditi dichiarati non corrispondenti alle risultanze degli studi di settore, si attiverà il contradditorio obbligatorio con il contribuente.
Al contribuente è anche data la possibilità di adeguarsi agli studi di settore cioè indicare in dichiarazione i maggiori ricavi risultanti dagli studi (rispetto alla dichiarazione dei redditi) e pagare una maggiorazione del 3%.

Vedremo in futuro quale metodologia porterà più frutti.

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