La gestione dei compensi sportivi dopo il Decreto Dignità

Nel corso di questa estate 2018, con l’approvazione del Decreto Dignità varato dal Governo proprio nell’ultimo periodo, ci sono state grandi novità per il mondo dello sport dilettantistico, che vanno a influenzare nuovamente la gestione dei compensi sportivi e non solo.

Cos’è cambiato per il mondo dello sport dilettantistico?

Innanzitutto, c’è da dire che le società sportive dilettantistiche a scopo di lucro (SSDL), formatesi prima dell’approvazione del Decreto Dignità seguendo la Legge di Bilancio 2018, potranno continuare nella loro attività, ma solo come società commerciali a tutti gli effetti. Quindi, per molte di esse sarà necessario cambiare al più presto lo statuto sociale, in maniera tale da potersi adeguare alle “nuove” normative. Infatti, tutte le agevolazioni previste dal precedente Governo per questa forma statuaria sono state abolite insieme ad essa. Per tutte le altre società sportive no profit, nulla è cambiato: potranno proseguire il loro lavoro come hanno sempre fatto, nonostante le notevoli lacune normative che hanno da sempre lasciato numerose perplessità per gli addetti ai lavori operanti nel settore.

Altre novità importanti riguardano appunto la gestione dei compensi sportivi, e quindi il pagamento delle prestazioni degli operatori quali allenatori, atleti, tecnici, dirigenti e di tutte le altre figure chiamate in causa. Come dicevamo, il Decreto Dignità ha cancellato le SSDL e tutte le novità apportate dalla Legge di Bilancio 2018, persino quelle ancora in attesa di indicazioni più precise e di approvazioni definitive. L’unica modifica che rimane in vigore è quella relativa all’innalzamento della no tax area da 7.500 a 10.000 euro.

In pratica, come prevede l’art. 67 del TUIR, i compensi sportivi sono inquadrati come “redditi diversi” e sono esenti dalla tassazione fino al limite di 10.000 euro annui (in riferimento all’anno solare), che comprende la somma dei singoli compensi percepiti da tutte le associazioni con cui l’operatore ha collaborato durante l’anno (art. 69 del Testo Unico sui redditi). Per usufruire dei compensi agevolati, il percettore dovrà rilasciare all’ASD un’autocertificazione dove sottoscrive di non aver superato i 10.000 euro e in cui vengono indicati tutti i compensi ottenuti da altri enti nell’arco dell’anno solare in questione, che rientrano appunto nell’ambito dell’esenzione, nonché i dati anagrafici propri e quelli dell’associazione con cui collabora, le attività svolte e il relativo periodo di riferimento.

Altre importanti informazioni inerenti alla gestione dei compensi sportivi

Per quanto riguarda la gestione dei compensi sportivi, è opportuno inoltre considerare che la società o associazione sportiva ha attualmente l’obbligo di emettere una ricevuta ogni volta che paga una prestazione. I compensi di importo superiore ai 1.000 euro vanno erogati tramite assegno, bonifico o qualsiasi altro mezzo che risulti tracciabile, e non bisogna dimenticare che le ricevute dei pagamenti superiori a 77,74 euro sono soggette all’applicazione dell’imposta di bollo di 2 euro.

Nonostante questi chiarimenti e il quasi totale ritorno alle origini, l’ambito delle prestazioni e dei compensi sportivi presenta ancora notevoli vuoti normativi che necessitano di essere colmati. Ad ogni modo, per aiutare le SSD e, più in particolare, le ASD a capire come gestire i compensi sportivi, sono disponibili alcuni specifici software creati ad hoc, come ad esempio Athletis.

Quest’ultimo è un programma di gestione e calcolo, facile da consultare e utilizzare, che consente di determinare i compensi sportivi sulla base dei contratti di collaborazione sportiva stipulati. Permette di registrare l’anagrafica dei collaboratori, di stampare ricevute e contratti (proponendo modelli preimpostati), di gestire le presenze dei vari collaboratori e di calcolare in maniera automatica le ritenute fiscali per compensi al di sopra di 10.000 euro. Questa è solo una parte delle funzionalità proposte da questo software e certamente potrà aiutare ogni associazione nella gestione dei compensi sportivi, anche dopo il Decreto Dignità.

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